Carcinoma del testicolo

Il carcinoma del testicolo è un tumore raro ma è il più diffuso tra gli uomini giovani, dai 15 ai 35 anni. Spesso si scopre con l'autopalpazione ed è oggi altamente curabile se diagnosticato per tempo. Questa pagina spiega cos'è, quali sintomi dà, i fattori di rischio, come si diagnostica e come si cura.

Carcinoma del testicolo: sintomi, diagnosi e cura

Il carcinoma del testicolo è un tumore raro, appena l’1% di tutti i tumori maschili, ma è il tumore solido più diffuso tra i giovani, dai 15 ai 35 anni. In Italia colpisce circa 1.800 uomini l’anno ed è oggi altamente curabile: se diagnosticato e trattato per tempo, il tasso di sopravvivenza a cinque anni supera il 95%. È spesso un tumore che il paziente scopre da solo, con l’autopalpazione.

Proprio perché colpisce i più giovani e si riconosce presto con un gesto semplice, l’informazione è la prima forma di cura. Questa pagina spiega che cos’è il carcinoma del testicolo, quali sintomi dà, quali sono i fattori di rischio, come si diagnostica e come si affronta. Davanti a un nodulo sospetto, rivolgiti al tuo medico senza allarmarti.

Che cos’è il carcinoma del testicolo ?

Il carcinoma del testicolo è una neoplasia maligna che origina dai tessuti del testicolo. Circa il 95% dei casi nasce dalle cellule germinali, quelle che producono gli spermatozoi, e per questo si parla di tumori germinali. Si distinguono in due grandi categorie.

I seminomi rappresentano circa il 40% dei tumori germinali: crescono lentamente e restano quasi sempre confinati al testicolo, dando raramente metastasi. I non-seminomi, come il coriocarcinoma, il carcinoma embrionale e il teratoma, hanno un comportamento diverso. Il restante 5% è costituito dai tumori stromali, che nascono dalle cellule di supporto, come i tumori a cellule di Leydig o di Sertoli. Questa distinzione è importante perché orienta la terapia.

Quanto è frequente e chi colpisce ?

È un tumore raro in assoluto, ma tipico dell’età giovane: è la neoplasia solida più diffusa tra i 15 e i 35 anni. È questo il dato che rende decisiva l’educazione all’autodiagnosi fin dall’adolescenza.

Poiché colpisce soprattutto ragazzi e giovani uomini, insegnare l’autopalpazione periodica è fondamentale. Un tempo molti casi iniziali venivano individuati durante la visita di leva; venuto meno quel controllo di massa, il compito passa ai genitori, al medico di famiglia e allo specialista, che devono abituare i ragazzi al controllo mensile dei testicoli.

Quali sono i sintomi ?

Il sintomo principale, su cui si fonda l’autodiagnosi, è la percezione al tatto di un nodulo nello scroto. Può essere piccolo o rendere il testicolo gonfio e pesante.

L’aumento di volume del testicolo è dovuto alla massa tumorale e, spesso, a una piccola emorragia interna. In alcuni casi il nodulo e il gonfiore si accompagnano a dolore, spontaneo o alla palpazione. Va però ricordato un punto essenziale: gonfiore e noduli nello scroto non indicano necessariamente un tumore. Molte formazioni sono benigne, come la cisti scrotale, ben più frequente del carcinoma. Il paziente non deve quindi allarmarsi in modo eccessivo, ma deve sempre riferire il riscontro allo specialista.

Quali sono i fattori di rischio ?

Le cause reali del carcinoma del testicolo non sono note, ma sono ben identificati alcuni fattori di rischio che ne aumentano la probabilità. Il più rilevante è il criptorchidismo.

  • Fattori genetici: predisposizione familiare o patologie come la sindrome di Klinefelter.
  • Fattori congeniti: soprattutto il criptorchidismo, cioè la mancata discesa del testicolo alla nascita.
  • Fattori esterni: esposizione a sostanze tossiche e cancerogene, come i pesticidi, e consumo di tabacco.

Il criptorchidismo merita attenzione: quando non risolto, non solo può causare sterilità o ridotta fertilità, ma aumenta di 4-5 volte il rischio di carcinoma del testicolo. È una condizione comune nei neonati, spesso a risoluzione spontanea, ma che va sempre monitorata dallo specialista. Chi ha dubbi sulla propria capacità riproduttiva può approfondire nella pagina sull’infertilità maschile.

Come si diagnostica ?

La diagnosi è competenza dell’andrologo ed è sia clinica sia strumentale. Tutto parte, però, dall’autopalpazione. Riconoscere un nodulo è il primo passo del percorso diagnostico, come l’autoesame del seno per le donne.

In visita lo specialista palpa i testicoli con manovre specifiche per rilevare la formazione e valutarne asimmetria e gonfiore, poi completa con l’ecografia testicolare, un esame rapido, innocuo ed economico. Se emerge una massa sospetta, si aggiungono la TAC addominale e pelvica, il dosaggio dei marcatori tumorali come alfa-fetoproteina (AFP) e beta-gonadotropina corionica, e infine la biopsia (coincidente con l’asportazione del testicolo, orchiectomia) con esame istologico, l’unico esame che dà certezza diagnostica. L’insieme dei risultati permette di stabilire la stadiazione, cioè quanto il tumore si è esteso, che guida la scelta della terapia e la prognosi.

Cos’è la stadiazione ?

La stadiazione indica il grado di estensione del tumore ed è strettamente legata sia alla terapia sia alla prognosi. Si definisce combinando ecografia, esame clinico, esami del sangue, TAC ed esame istologico.

Nel carcinoma del testicolo si distinguono tre gradi: nel primo la massa è confinata al testicolo; nel secondo si è estesa ai tessuti adiacenti e ai linfonodi del retroperitoneo; nel terzo ha raggiunto distretti anche lontani, come fegato e polmoni. Prognosi e stadiazione sono inversamente proporzionali: più basso è lo stadio, più favorevole è la prognosi. La buona notizia è che, diagnosticato e trattato per tempo, questo tumore ha nella grande maggioranza dei casi una prognosi favorevole, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni superiore al 95%.

Come si cura ?

La terapia dipende da tipologia e stadio, ma nella maggior parte dei casi è chirurgica e prevede l’asportazione del testicolo malato, cioè l’orchiectomia unilaterale. Per i tumori germinali di basso stadio, i più comuni, è risolutiva e definitiva.

Il testicolo viene rimosso attraverso una piccola incisione inguinale, insieme a epididimo e funicolo spermatico; l’asportazione dei linfonodi vicini (linfoadenectomia) è complementare e dipende dallo stadio. Poiché è molto raro che il tumore colpisca entrambi i testicoli, l’intervento è considerato sicuro, con un’elevata sopravvivenza a cinque anni nei casi iniziali. Un dato rassicurante: l’orchiectomia unilaterale non incide su vita sessuale, fertilità e produzione ormonale, perché il testicolo residuo compensa.

Per l’estetica, quello asportato può essere sostituito con una protesi al silicone. Chemioterapia e radioterapia sono terapie adiuvanti, non sempre necessarie; poiché possono incidere sulla fertilità, in alcuni casi si propone il congelamento dello sperma prima del trattamento. Ogni decisione va presa con lo specialista: rivolgiti al tuo medico per valutare il tuo caso.

Domande frequenti

Un nodulo al testicolo è sempre un tumore?

No. Molte formazioni scrotali sono benigne, come la cisti scrotale, più frequente del tumore. Ogni nodulo va però sempre valutato dallo specialista, perché solo la visita può chiarirne la natura.

Perché l’autopalpazione è così importante?

Perché il carcinoma del testicolo colpisce i giovani e si riconosce presto al tatto. Il controllo mensile permette di individuare per tempo un nodulo e avviare subito il percorso diagnostico.

Dopo l’asportazione di un testicolo si resta fertili?

Sì. L’orchiectomia unilaterale non compromette fertilità, produzione ormonale e vita sessuale, perché il testicolo rimanente compensa. La fertilità va valutata quando servono chemioterapia o radioterapia.

Quanto è curabile?

È oggi uno dei tumori maschili più curabili: diagnosticato per tempo, il tasso di sopravvivenza a cinque anni supera il 95%. La diagnosi precoce resta però decisiva.

Il primo passo è la visita andrologica

Il carcinoma del testicolo è raro ma tipico dei giovani, e oggi altamente curabile quando individuato per tempo. L’autopalpazione periodica e la visita andrologica con ecografia sono la via più efficace alla diagnosi precoce. Un nodulo non equivale a un tumore, ma va sempre mostrato allo specialista.

Per distinguere una formazione benigna, leggi la pagina sulla cisti scrotale e idrocele; se ti preoccupa la fertilità, quella sull’infertilità maschile. Se hai notato un nodulo o un gonfiore, prenota una visita andrologica nella sede più vicina.

Dott. Massimo Capone

Chirurgo Andrologo Specialista in Urologia e perfezionato in Chirurgia Andrologica

Sono il Dott. Massimo Capone, urologo e chirurgo andrologo, e ricevo a Trieste, Udine, Treviso, Padova, Pavia e Milano. Se sei qui, forse convivi da tempo con un disturbo di cui parli malvolentieri: una difficoltà di erezione, un problema di fertilità, un cambiamento che ti preoccupa. Non c’è niente di cui vergognarsi, e non sei l’unico. Da oltre trent’anni mi occupo di salute sessuale maschile, e ho imparato che la parte più difficile è quasi sempre decidersi a prenotare. In visita ti ascolto prima di visitarti e ti spiego con calma le tue opzioni. Il resto lo affrontiamo insieme.