Carcinoma della prostata
Il carcinoma della prostata è il tumore più diffuso nell'uomo, con oltre 36.000 nuovi casi l'anno in Italia. Ha crescita lenta, spesso è asintomatico ed è oggi tra i tumori più curabili se diagnosticato per tempo. Questa pagina spiega cos'è, i sintomi, il ruolo del PSA, come si diagnostica e quali terapie esistono.
Carcinoma della prostata: sintomi, diagnosi e terapie
Il carcinoma della prostata è il tumore più diffuso nell’uomo: in Italia rappresenta oltre il 18% di tutti i tumori maschili, con più di 36.000 nuovi casi l’anno. È temuto perché i suoi esiti possono incidere sulla funzione sessuale, ma va detto subito che ha crescita in genere molto lenta ed è oggi tra le neoplasie più curabili, con una sopravvivenza a cinque anni intorno al 92%. La diagnosi precoce fa la differenza.
Proprio perché nelle fasi iniziali è quasi sempre silenzioso, i controlli periodici dopo i 50 anni sono decisivi. Questa pagina spiega che cos’è il carcinoma della prostata, quali sintomi dà, come si diagnostica e quali terapie esistono oggi. Per ogni dubbio, rivolgiti al tuo medico.
Che cos’è la prostata e il suo tumore ?
La prostata è una ghiandola presente solo nell’uomo, deputata alla produzione del liquido seminale, posta sotto la vescica e davanti al retto. Il carcinoma prostatico origina da una cellula dei suoi tessuti, in particolare dall’epitelio ghiandolare. È il primo tumore in assoluto per diffusione nel genere maschile in quasi tutti i Paesi occidentali.
È una neoplasia tipica dell’età adulta e avanzata: rara prima dei 45 anni, diventa sempre più frequente con l’avanzare dell’età e con il fisiologico invecchiamento dell’organismo. La diagnosi avviene mediamente intorno ai 70 anni, ma gli studi mostrano che il tumore è spesso presente e asintomatico: si stima nel 30% degli uomini over 50 e fino all’80% dei pluri-settantenni asintomatici. Va tenuto distinto dall’ipertrofia prostatica benigna, condizione benigna con cui condivide molti sintomi.
Quali sono le cause e i fattori di rischio ?
L’origine precisa del carcinoma prostatico non è ancora nota, ma esistono fattori di rischio consolidati, sia genetici sia comportamentali. La familiarità raddoppia il rischio.
Chi ha un parente stretto, padre o fratello, colpito dal tumore corre un rischio doppio. Alla componente genetica si aggiungono fattori legati allo stile di vita: un basso apporto di vitamina E, vitamina D e acidi grassi omega-3, il consumo di tabacco, le prostatiti ricorrenti e alcune infezioni sessualmente trasmesse come gonorrea, sifilide e clamidia sono stati associati a un aumento del rischio. Restano però correlazioni statistiche: la causa specifica dell’origine del tumore resta sconosciuta alla scienza.
Quali sono i sintomi ?
Nelle fasi iniziali il carcinoma della prostata è quasi sempre asintomatico, e la diagnosi precoce è spesso casuale, per esempio durante il dosaggio del PSA. La crescita lenta rende i sintomi tardivi.
Quando compaiono, i disturbi sono comuni e facilmente confondibili con quelli dell’ipertrofia prostatica benigna: difficoltà a urinare con flusso ridotto (stranguria), necessità di urinare spesso di giorno (pollachiuria) e di notte (nicturia), presenza di sangue nelle urine (ematuria), difficoltà di erezione e talvolta orgasmo doloroso. Proprio perché questi segnali non sono specifici, non vanno letti con panico né ignorati: richiedono la valutazione dello specialista. Se ai disturbi si associano difficoltà erettili, può interessarti la pagina sulla disfunzione erettile.
Come si diagnostica e il ruolo del PSA ?
La diagnosi rientra nello screening oncologico e combina visita, esami di laboratorio e per immagini. Il primo passo è la visita urologica.
In visita lo specialista valuta dimensione e volume della prostata con l’esplorazione rettale, un esame indolore che nell’85% dei casi individua la zona dove il tumore tende a localizzarsi. Il dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico) non diagnostica con certezza il tumore, ma ne segnala il rischio. Gli accertamenti proseguono con l’ecografia transrettale e, quando serve, la Risonanza Magnetica Nucleare, utile a distinguere un’ipertrofia benigna da un tessuto sospetto. La certezza diagnostica arriva però sempre dalla biopsia con esame istologico, che consente anche la stadiazione secondo la scala di Gleason, fondamentale per definire la terapia.
Quali sono le terapie ?
La scelta terapeutica dipende da stadio, età e aspettativa di vita del paziente, e non è mai automatica. Ogni opzione punta a eliminare le cellule tumorali preservando, per quanto possibile, funzione urinaria e sessuale.
Nei pazienti anziani con tumore a crescita lenta si può optare per la sorveglianza attiva, un monitoraggio regolare senza trattamento invasivo. Le opzioni interventistiche principali sono la chirurgia (prostatectomia), la radioterapia esterna o la brachiterapia con semi radioattivi, la terapia ormonale che riduce il testosterone da cui il tumore dipende, e la criochirurgia. La prostatectomia è l’intervento d’elezione nei casi iniziali. Va spiegato con onestà un aspetto delicato: per la posizione della prostata, vicina ai nervi dell’erezione e della minzione, i trattamenti comportano un rischio di disfunzione erettile e incontinenza. La decisione va sempre condivisa con lo specialista: rivolgiti al tuo medico per il percorso più adatto.
Ogni tecnica ha un profilo diverso. La radioterapia colpisce le cellule tumorali con radiazioni ionizzanti e, pur con la precisione dei macchinari moderni, può interessare anche vescica e retto; la brachiterapia agisce invece dall’interno della ghiandola, con piccoli semi radioattivi. La terapia ormonale abbassa i livelli di testosterone per rallentare la crescita del tumore, ma raramente è risolutiva perché le cellule sviluppano resistenza nel tempo: si usa quindi soprattutto nelle forme più estese o come supporto alla chirurgia.
La criochirurgia, infine, distrugge le cellule tumorali congelandole con azoto liquido, ed è impiegata soprattutto negli stadi avanzati. La scelta dipende sempre dallo stadio e dalle condizioni del paziente.
Disfunzione erettile dopo il trattamento
La disfunzione erettile è la complicanza più temuta dei trattamenti sulla prostata. Non riguarda però la sensibilità o l’orgasmo, ma solo la capacità di erezione. E oggi esiste una soluzione anche nei casi più difficili.
Quando il danno nervoso non risponde ai farmaci orali, la strada risolutiva è l’impianto di protesi peniena, spesso l’unica terapia in grado di ripristinare l’erezione dopo prostatectomia o radioterapia. Oltre l’80% delle protesi risulta funzionante a distanza di dieci anni, con alti livelli di soddisfazione per il paziente e la partner. Approfondisci nella pagina sulla chirurgia protesica e funzionale.
Domande frequenti
-
Il carcinoma della prostata dà sintomi presto?
- No. Nelle fasi iniziali è quasi sempre asintomatico. Quando compaiono i disturbi urinari, somigliano a quelli dell’ipertrofia benigna. Per questo dopo i 50 anni sono importanti i controlli periodici.
-
Il PSA alto significa avere un tumore?
- No. Il PSA segnala un rischio, non una certezza: può alzarsi anche per condizioni benigne. Solo la biopsia con esame istologico conferma con certezza la presenza del tumore.
-
Dopo la prostatectomia si può tornare a una vita sessuale?
- Sì. Quando il danno nervoso non risponde ai farmaci, l’impianto di protesi peniena permette di recuperare l’erezione. La sensibilità e la capacità di orgasmo in genere restano conservate.
-
È un tumore curabile?
- È tra i tumori più curabili, grazie alla crescita lenta e alle terapie moderne, con una sopravvivenza a cinque anni intorno al 92%. La diagnosi precoce resta comunque determinante.
Il primo passo è la visita andrologica
Il carcinoma della prostata è il tumore più diffuso nell’uomo, ma anche uno dei più curabili quando individuato per tempo. Solo la visita, con esplorazione rettale, PSA ed esami mirati, permette una diagnosi precoce e la scelta della terapia più adatta. Dopo i 50 anni i controlli periodici sono la difesa migliore.
Per distinguere i disturbi urinari da una condizione benigna, leggi la pagina sull’ipertrofia prostatica benigna; per la gestione della disfunzione erettile post-trattamento, quella sulla chirurgia protesica e funzionale. Per un controllo, prenota una visita andrologica nella sede più vicina.

Dott. Massimo Capone
Chirurgo Andrologo Specialista in Urologia e perfezionato in Chirurgia Andrologica
Sono il Dott. Massimo Capone, urologo e chirurgo andrologo, e ricevo a Trieste, Udine, Treviso, Padova, Pavia e Milano. Se sei qui, forse convivi da tempo con un disturbo di cui parli malvolentieri: una difficoltà di erezione, un problema di fertilità, un cambiamento che ti preoccupa. Non c’è niente di cui vergognarsi, e non sei l’unico. Da oltre trent’anni mi occupo di salute sessuale maschile, e ho imparato che la parte più difficile è quasi sempre decidersi a prenotare. In visita ti ascolto prima di visitarti e ti spiego con calma le tue opzioni. Il resto lo affrontiamo insieme.

