Infertilità maschile
L'infertilità maschile è la ridotta capacità riproduttiva dell'uomo, corresponsabile in circa il 50% delle coppie che non riescono ad avere figli. È quasi sempre asintomatica e ha cause pre-testicolari, testicolari o post-testicolari, dal varicocele agli squilibri ormonali. Questa pagina spiega come si classifica, come si diagnostica con lo spermiogramma e quali terapie, mediche e chirurgiche, sono oggi disponibili.
Infertilità maschile: cause, diagnosi e terapie
L’infertilità maschile è la ridotta capacità di un uomo di concepire un figlio con la propria compagna dopo un periodo adeguato di rapporti non protetti. È una condizione clinica seria e più diffusa di quanto si pensi: pesa come causa unica in circa il 20% dei mancati concepimenti, ma è corresponsabile in circa il 50% dei casi di infertilità di coppia. Per anni è stata considerata un problema quasi esclusivamente femminile, e questo pregiudizio ne ritarda ancora oggi la diagnosi.
La medicina della riproduzione maschile è però cambiata molto, e oggi riesce a individuare e trattare gran parte delle cause. Questa pagina raccoglie ciò che serve sapere sul piano clinico: come si definisce l’infertilità maschile, in quali forme si presenta, da cosa dipende, con quali esami si accerta e quali terapie — mediche, chirurgiche e di procreazione assistita — sono oggi disponibili.
Che cos’è l’infertilità maschile?
Si parla di infertilità maschile quando non si ottiene un concepimento dopo circa due anni di rapporti regolari e non protetti. Il periodo si riduce a dodici mesi se la partner ha superato i 35 anni o se sono presenti altri fattori di rischio.
È importante non confonderla con la sterilità, che indica l’incapacità totale e permanente di procreare. L’infertilità è invece una riduzione della capacità riproduttiva, in quantità o qualità del seme, che rende difficile ma non impossibile il concepimento. Sul piano clinico si distingue inoltre tra infertilità primaria, quando l’uomo non ha mai indotto una gravidanza, e infertilità secondaria, quando ha già concepito in passato ma non riesce a ripetere l’evento. Sapere quale delle due forme sia in gioco orienta fin da subito il percorso diagnostico, perché le cause tendono a essere diverse.
Le tre origini dell’infertilità
Le cause si raggruppano in base al punto in cui il meccanismo della riproduzione si inceppa. Si distinguono tre grandi categorie, utili a indirizzare le indagini verso l’esame giusto. Individuare la sede del problema è decisivo per la scelta della terapia.
- Cause pre-testicolari: il problema è a monte del testicolo. Il sistema nervoso centrale non invia i comandi ormonali corretti, spesso per un’insufficiente produzione di testosterone, e la produzione di spermatozoi ne risente.
- Cause testicolari: è la “fabbrica” a non funzionare. Patologie o malformazioni del testicolo, congenite o acquisite, riducono numero e qualità degli spermatozoi. Tra le cause acquisite ci sono traumi, infezioni, esiti di chirurgia e, soprattutto, il varicocele.
- Cause post-testicolari: il problema è a valle. Ostruzioni delle vie seminali, prostatiti, disfunzione erettile o la presenza di anticorpi antispermatozoi impediscono allo sperma di completare il proprio percorso.
Il varicocele, la causa più frequente
Tra le cause testicolari, una merita un rilievo particolare. Il varicocele è la condizione più comune all’origine dell’infertilità maschile, presente in circa il 30-40% degli uomini che non riescono ad avere figli. Nella maggior parte dei casi è del tutto asintomatico.
Si tratta della dilatazione di una vena testicolare che, ristagnando di sangue, aumenta la temperatura locale e danneggia gli spermatozoi, che vengono espulsi già morti. Molti uomini scoprono di averlo proprio durante gli accertamenti sulla fertilità, senza aver mai avvertito alcun disturbo. È un buon esempio di come cercare la causa del mancato concepimento faccia spesso emergere condizioni ignorate per anni. Puoi approfondirlo nella pagina dedicata al varicocele.
Perché è così difficile accorgersene?
Nella grande maggioranza dei casi l’infertilità maschile non dà alcun segnale. È quasi sempre asintomatica, e questo è uno dei motivi per cui viene scoperta tardi. Il mancato concepimento è spesso il primo e unico campanello d’allarme.
A parte situazioni eclatanti, legate ad esempio a un carcinoma del testicolo o a interventi urologici importanti, quasi tutti i pazienti scoprono di essere infertili solo dopo ripetuti tentativi andati a vuoto. Per questo, quando un figlio non arriva e gli accertamenti della compagna risultano nella norma, la spiegazione va cercata con metodo sul versante maschile. Chi parte dal vissuto quotidiano può leggere la pagina sul sintomo non riesco ad avere un figlio.
Come si diagnostica l’infertilità maschile?
La diagnosi non è immediata, perché le cause possibili sono numerose e spesso combinate. Tutto parte dalla visita andrologica e dall’anamnesi, frequentemente decisiva perché la radice del problema emerge dalla storia clinica del paziente. Alla visita seguono esami mirati, scelti in base al sospetto diagnostico.
- Visita ed ecografia: valutazione dei genitali con EcoColorDoppler testicolare, utile a individuare un varicocele, ed eventuale esplorazione rettale per la prostata.
- Spermiogramma: è l’esame di riferimento. Analizza il liquido seminale e valuta al microscopio concentrazione, morfologia, mobilità e vitalità degli spermatozoi.
- Profilo ormonale: il dosaggio del testosterone libero e totale e degli altri ormoni coinvolti, per confermare o escludere un ipogonadismo.
- Test genetico: l’analisi della dotazione cromosomica, per individuare mutazioni all’origine di un’infertilità primitiva.
Quando nessun esame riesce a spiegare l’infertilità si parla di infertilità idiopatica, cioè senza causa nota. Non è un’eventualità rara: riguarda ancora circa il 30% dei casi, e proprio in questi pazienti il lavoro dell’andrologo diventa più delicato.
Quali terapie esistono?
Il principio è semplice: si tratta la causa, quando è identificata. Una diagnosi precisa rende la terapia molto più efficace, perché mirata. Quando la causa resta ignota, si punta a mettere l’organismo nelle condizioni migliori per produrre spermatozoi di qualità.
Nei casi di ipogonadismo ipogonadotropo si ricorre a una terapia ormonale sotto controllo medico, per ripristinare la produzione spermatica. Se all’origine c’è un varicocele, la correzione chirurgica avviene con un piccolo intervento mini-invasivo che, quando ben eseguito, riporta il testicolo a una buona produzione nel giro di pochi mesi. Per gli spermatozoi poco mobili si utilizzano antiossidanti come le vitamine C ed E, la carnitina, il glutatione e il coenzima Q10.
Nei quadri più complessi si valutano le tecniche di procreazione medicalmente assistita: la FIVET, l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo e, in caso di azoospermia, il prelievo diretto dal testicolo con il metodo TESE. Per i quadri legati a un calo ormonale può essere utile leggere anche la pagina sul calo della libido, spesso associato.
Domande frequenti
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Infertilità e sterilità sono la stessa cosa?
- No. La sterilità è l’incapacità totale e permanente di procreare, l’infertilità è una ridotta capacità riproduttiva che, in molti casi, si può trattare con successo.
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L’infertilità maschile dà sintomi?
- Quasi mai. Nella maggior parte dei casi è asintomatica e viene scoperta solo dopo il mancato concepimento. Spesso le indagini fanno emergere un varicocele ignorato.
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Qual è l’esame principale?
- Lo spermiogramma, che analizza il liquido seminale e valuta concentrazione, morfologia, mobilità e vitalità degli spermatozoi. Di norma è affiancato da esame ormonale ed ecografia.
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A quale medico devo rivolgermi?
- Al medico urologo perfezionato in andrologia, lo specialista dei problemi riproduttivi maschili, che coordina anche l’eventuale percorso di procreazione assistita.
Il percorso comincia dalla diagnosi
L’infertilità maschile è una condizione clinica con cause identificabili — pre-testicolari, testicolari o post-testicolari — e terapie documentate che vanno dal farmaco alla chirurgia fino alla procreazione assistita. Ciò che determina l’esito è la precisione della diagnosi: senza sapere dove si è inceppato il meccanismo, ogni terapia è un tentativo. Molte cause, a partire dal varicocele, sono oggi pienamente trattabili.
Se il tuo punto di partenza è il vissuto quotidiano, leggi la pagina sul sintomo non riesco ad avere un figlio; per approfondire la causa più frequente, la pagina sul varicocele. Per valutare il tuo caso, prenota una visita andrologica nella sede più vicina.

Dott. Massimo Capone
Chirurgo Andrologo Specialista in Urologia e perfezionato in Chirurgia Andrologica
Sono il Dott. Massimo Capone, urologo e chirurgo andrologo, e ricevo a Trieste, Udine, Treviso, Padova, Pavia e Milano. Se sei qui, forse convivi da tempo con un disturbo di cui parli malvolentieri: una difficoltà di erezione, un problema di fertilità, un cambiamento che ti preoccupa. Non c’è niente di cui vergognarsi, e non sei l’unico. Da oltre trent’anni mi occupo di salute sessuale maschile, e ho imparato che la parte più difficile è quasi sempre decidersi a prenotare. In visita ti ascolto prima di visitarti e ti spiego con calma le tue opzioni. Il resto lo affrontiamo insieme.

