Malattia di La Peyronie
La malattia di La Peyronie, o induratio penis plastica, è una patologia acquisita in cui placche fibrotiche nei corpi cavernosi incurvano il pene in erezione. Procede in una fase attiva dolorosa e in una di stabilizzazione. Questa pagina spiega perché si formano le placche, quali sono i fattori di rischio, come si diagnostica e quando è indicata la chirurgia.
Malattia di La Peyronie: cause, diagnosi e terapie
La malattia di La Peyronie, in medicina induratio penis plastica, è una patologia acquisita in cui il pene si incurva in erezione a causa di placche fibrotiche che si formano all’interno dei corpi cavernosi. A differenza di una curvatura presente dalla nascita, compare in età adulta e tende a progredire. Il segnale che la distingue è proprio questo: la curvatura non c’è sempre stata.
Le placche sono cicatrici che, retraendosi, deformano l’asta e possono renderla dolorosa o difficile da usare nel rapporto. La condizione ha una particolare rilevanza dopo i 50 anni, ma non risparmia gli uomini più giovani. Questa pagina spiega come nasce la malattia di La Peyronie, quali sono i fattori di rischio, come evolve nel tempo, con quali esami si accerta e quando è indicato l’intervento chirurgico.
Come si incurva il pene
L’erezione è un meccanismo idraulico: i due corpi cavernosi, cilindri paralleli, si riempiono di sangue e irrigidiscono il pene. Quando i due corpi hanno la stessa lunghezza e lo stesso volume, l’asta in erezione è dritta. È l’asimmetria a generare la curvatura.
Nella malattia di La Peyronie l’asimmetria è provocata dalle placche fibrotiche, tessuto cicatriziale che irrigidisce una porzione della parete dei corpi cavernosi. Quel tratto non si distende più come il resto durante l’erezione, e l’asta si piega verso il lato della placca: in alto, in basso o lateralmente. È lo stesso principio della curvatura congenita, ma con un’origine del tutto diversa, ed è la ragione per cui le due condizioni vanno distinte con attenzione.
Come si manifesta: curvatura, dolore e noduli
I segnali della malattia di La Peyronie non si limitano alla curvatura. Il quadro tipico associa deformazione dell’asta, dolore e noduli palpabili sotto la cute. L’intensità dei sintomi cambia molto da paziente a paziente.
Il segno più evidente è la curvatura del pene in erezione, che può comparire o accentuarsi nel tempo. Nella fase iniziale molti uomini avvertono dolore durante l’erezione e riescono a percepire, alla palpazione, uno o più noduli duri corrispondenti alle placche. In alcuni casi la malattia si accompagna a una riduzione della rigidità a valle della placca o a un accorciamento percepito dell’asta.
A questi sintomi fisici si aggiunge quasi sempre una componente emotiva: la modifica dell’aspetto e il timore per la funzione sessuale generano ansia e, in una parte dei pazienti, un disagio psicologico che pesa sulla relazione di coppia. Riconoscere questi segnali per tempo permette di inquadrare la fase della malattia e di scegliere l’approccio più adatto.
Perché si formano le placche
L’origine precisa delle placche non è ancora del tutto nota. Si sospetta che si formino dopo un trauma o una serie di micro-traumi ripetuti che innescano una risposta infiammatoria anomala. Non tutti gli uomini, però, sviluppano la malattia dopo un trauma: conta la predisposizione.
Esistono fattori di rischio accertati che aumentano la probabilità di svilupparla.
- Predisposizione familiare: una componente ereditaria nella qualità del tessuto connettivo.
- Malattie del tessuto connettivo: in particolare il morbo di Dupuytren, con cui condivide il meccanismo fibrotico.
- Tabagismo: il fumo peggiora la microcircolazione e favorisce i processi cicatriziali.
- Invecchiamento: l’incidenza cresce con l’età, con particolare rilevanza dopo i 50 anni.
Le due fasi della malattia
La malattia di La Peyronie non è statica: evolve nel tempo secondo un percorso abbastanza definito. Si distinguono una fase attiva e una fase di stabilizzazione. Sapere in quale fase si trova il paziente cambia l’approccio terapeutico.
Nella fase attiva il paziente avverte dolore al pene, spesso durante l’erezione, e la curvatura può modificarsi. Questa fase dura in genere dai sei ai diciotto mesi. Nella successiva fase di stabilizzazione il dolore si attenua e le placche si consolidano: accade nell’85-90% dei casi.
È importante chiarire un punto che riduce l’ansia: anche con la malattia di La Peyronie, nella maggior parte dei casi la curvatura consente ancora i rapporti penetrativi e, oltre alla modifica estetica, non provoca altri disturbi. In alcuni pazienti, però, la deformazione ostacola la penetrazione o si associa a difficoltà di erezione, quadro che va letto insieme a quello della disfunzione erettile.
Come si diagnostica
La diagnosi è compito della visita andrologica. L’esame decisivo è l’ecografia, che rivela o esclude la presenza delle placche fibrotiche. È il dettaglio che separa la La Peyronie da una curvatura congenita.
Durante la visita il medico palpa il pene alla ricerca di placche, misura i gradi di curvatura e la lunghezza in flaccidità ed erezione, ed esegue un EcoColorDoppler dinamico, dopo somministrazione di prostaglandina E1, per valutare la vascolarizzazione. La presenza di tessuto fibrotico ispessito indica la malattia di La Peyronie; la sua assenza, a fronte di una curvatura presente da sempre, orienta invece verso l’incurvamento congenito.
Il medico valuta sempre anche la componente psicologica e il peso reale della condizione sulla vita sessuale del paziente. Chi parte dal disturbo così come lo percepisce può leggere la pagina sul sintomo pene storto o ricurvo.
Quali terapie esistono
Le terapie disponibili dipendono dalla fase della malattia e dall’impatto sulla vita del paziente. Nella fase attiva l’obiettivo è controllare il dolore. In quella stabilizzata, correggere la curvatura quando è invalidante.
Il dolore della fase attiva può essere alleviato con cortisonici e onde d’urto a bassa intensità: sono terapie sintomatiche, che agiscono sul dolore ma non impediscono la formazione del tessuto cicatriziale, e quindi non sono risolutive. Quando la malattia si è stabilizzata e la curvatura impedisce la penetrazione, provoca dolore persistente o genera un disagio psicologico importante, l’unica soluzione oggi disponibile è chirurgica e si chiama corporoplastica.
Si esegue con tecniche di plicatura, che accorciano il lato convesso con recupero rapido, o con tecniche di grafting, più delicate, che allungano il lato concavo con innesti biocompatibili. La corporoplastica corregge la curvatura, ma non aumenta lunghezza o volume dell’asta. La scelta della tecnica spetta al chirurgo andrologo in base al singolo caso.
Domande frequenti
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La malattia di La Peyronie si può prevenire?
- Non del tutto, perché dipende in parte da predisposizione e traumi. Smettere di fumare e proteggere il pene da traumi durante i rapporti riduce il rischio.
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La curvatura peggiora sempre?
- No. Dopo la fase attiva, che dura dai sei ai diciotto mesi, nell’85-90% dei casi le placche si stabilizzano e la curvatura smette di progredire.
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Bisogna sempre operare?
- No. La chirurgia si valuta solo quando la curvatura impedisce la penetrazione, causa dolore persistente o un forte disagio psicologico. Molte curvature restano compatibili con i rapporti.
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A quale medico devo rivolgermi?
- Al medico urologo perfezionato in andrologia, che accerta la diagnosi con l’ecografia e, se indicato, esegue la corporoplastica.
Il primo passo è la visita andrologica
La malattia di La Peyronie è una patologia acquisita, con placche fibrotiche che incurvano il pene e una progressione in due fasi. Solo la visita andrologica, con l’ecografia, può confermarla e misurarne l’entità, distinguendola da una curvatura congenita. Non tutte le curvature vanno operate: molte restano compatibili con una vita sessuale piena.
Se parti dal disturbo così come lo vivi, leggi la pagina sul sintomo pene storto o ricurvo; per capire la differenza con la forma presente dalla nascita, quella sull’incurvamento congenito del pene. Per valutare il tuo caso, prenota una visita andrologica nella sede più vicina.

Dott. Massimo Capone
Chirurgo Andrologo Specialista in Urologia e perfezionato in Chirurgia Andrologica
Sono il Dott. Massimo Capone, urologo e chirurgo andrologo, e ricevo a Trieste, Udine, Treviso, Padova, Pavia e Milano. Se sei qui, forse convivi da tempo con un disturbo di cui parli malvolentieri: una difficoltà di erezione, un problema di fertilità, un cambiamento che ti preoccupa. Non c’è niente di cui vergognarsi, e non sei l’unico. Da oltre trent’anni mi occupo di salute sessuale maschile, e ho imparato che la parte più difficile è quasi sempre decidersi a prenotare. In visita ti ascolto prima di visitarti e ti spiego con calma le tue opzioni. Il resto lo affrontiamo insieme.

