Calo del testosterone

Il calo del testosterone incide su tutto il corpo maschile: riduce il desiderio, favorisce l'accumulo di peso e aumenta il rischio di disfunzione erettile. Dopo i 50 anni il calo è in parte fisiologico, ma non va confuso con la rassegnazione. Questa pagina spiega cosa fa il testosterone, perché diminuisce, come si diagnostica e quali cure esistono oggi.

Calo del testosterone: sintomi, cause e cosa fare

Ti senti stanco, hai meno desiderio e noti una maggiore tendenza a ingrassare? Un calo del testosterone può incidere su molti aspetti del corpo maschile, ben oltre la sfera sessuale. Riconoscerlo è il primo passo per affrontarlo.

Il testosterone regola numerosi processi: influisce sul desiderio sessuale e sul meccanismo dell’erezione, ma anche sulla glicemia, sul peso, sull’umore e sul tenore di calcio nelle ossa. Quando i suoi livelli scendono, gli effetti si fanno sentire su più fronti. In questa pagina trovi cosa fa questo ormone, perché diminuisce con l’età e con alcune patologie, quali sintomi provoca, come si accerta il calo e quali terapie sono oggi disponibili.

A cosa serve il testosterone?

Il testosterone è l’ormone maschile per eccellenza e regola molti processi metabolici, non solo sessuali. La sua azione riguarda l’intero organismo.

Nei maschi comincia a essere prodotto in grandi quantità durante l’adolescenza, alla maturazione sessuale, e si mantiene su livelli stabili e alti fino ai 40 anni circa. Oltre a governare il desiderio e a sostenere il meccanismo dell’erezione, contribuisce a regolare la glicemia, il peso corporeo, l’umore e la densità delle ossa. Per questo un suo squilibrio non resta confinato alla vita sessuale, ma può ripercuotersi sul benessere generale.

Perché il testosterone cala?

Dopo i 50 anni si verifica un calo fisiologico del testosterone, di circa l’1% ogni anno. Questa riduzione diventa più marcata in presenza di patologie croniche come diabete mellito e ipertensione. L’età, però, non è l’unico fattore.

Esiste una notevole variabilità individuale nell’inizio, nella velocità e nell’entità del calo. Nei soggetti sotto i 60 anni una riduzione dei livelli si riscontra in circa il 7% dei casi, percentuale che sale fino al 20% oltre i 60 anni. Con l’avanzare dell’età, inoltre, diminuisce anche l’attività del testosterone: una frazione crescente dell’ormone viene “bloccata” dal legame con le proteine che lo trasportano nel sangue, la cui sintesi aumenta. È spesso questo, più dell’andropausa vera e propria, a ridurre la quota di testosterone biologicamente attivo.

I sintomi del calo del testosterone

Il calo dell’ormone ha effetti sull’intero corpo, non solo sulla sessualità. I segnali più frequenti coinvolgono desiderio, peso ed energia. Spesso si presentano insieme e in modo graduale.

  • Calo del desiderio sessuale: la riduzione della libido è uno degli effetti più diretti.
  • Aumento di peso: una maggiore propensione all’accumulo di grasso corporeo.
  • Rischio vascolare: un aumento delle complicazioni a carico del sistema circolatorio.
  • Rischio di disfunzione erettile: il calo dell’ormone aumenta la probabilità di difficoltà di erezione.

Testosterone ed erezione: qual è il legame

Un adeguato apporto ormonale è tra le condizioni necessarie perché l’erezione funzioni. Il calo del testosterone aumenta il rischio di disfunzione erettile, insieme agli altri fattori vascolari e nervosi. Raramente, però, è l’unica causa.

L’erezione dipende dall’incontro di più elementi: un buon afflusso di sangue, l’integrità dei nervi, la giusta eccitazione e un corretto apporto ormonale. In presenza di uno stimolo eccitatorio, governato anche dal testosterone, le arterie peniene riempiono di sangue i corpi cavernosi. Quando l’ormone scende, questo equilibrio può alterarsi. Per questo la misurazione del testosterone è una parte importante della diagnosi di disfunzione erettile, anche se la riduzione degli ormoni maschili è responsabile solo di una piccola quota dei casi di impotenza.

Come si diagnostica?

La diagnosi parte dall’anamnesi e si affida a esami di laboratorio specifici. Il dosaggio del testosterone totale e libero è l’esame centrale. Serve a distinguere un calo reale dell’ormone attivo da altre cause.

Nel profilo ormonale il medico valuta, oltre al testosterone, anche altri parametri endocrini come la prolattina e la funzione tiroidea, che possono contribuire al quadro. Spesso vengono controllati anche i valori legati al diabete, data la stretta relazione tra malattia metabolica e livelli ormonali. La visita clinica completa l’accertamento e permette di valutare pene e testicoli. Solo un quadro completo consente di stabilire se il calo del testosterone sia davvero la causa dei sintomi o uno tra più fattori.

Come si cura?

La cura dipende dalla causa accertata e va sempre gestita sotto stretto controllo medico. Quando il calo dell’ormone attivo è confermato, esiste la terapia androgenica sostitutiva. Non è però una soluzione da adottare alla leggera.

Il trattamento con testosterone nei soggetti ipogonadici punta a ripristinare desiderio e funzione sessuale, ma anche il benessere psicofisico generale, la densità dell’osso, la forza muscolare e l’attività psichica. Gli androgeni sono oggi disponibili in diverse forme: preparazioni orali, intramuscolari a breve e lunga durata, e transdermiche. La scelta spetta al medico, che deve prima accertare che i livelli siano realmente bassi. Va ricordato che la terapia sostitutiva ha dimostrato efficacia soprattutto nei pazienti con valori dell’ormone realmente ridotti, e va prescritta e monitorata con attenzione.

Quando il calo del testosterone si accompagna a una disfunzione erettile, la terapia ormonale da sola non basta quasi mai. In questi casi il medico valuta un approccio combinato, che affianca alla correzione ormonale i farmaci per l’erezione e, dove indicato, le terapie che agiscono sulla componente vascolare. È un ulteriore motivo per cui il calo del testosterone non va trattato “fai da te” con integratori o prodotti da banco, ma inquadrato all’interno di una diagnosi completa.

Non è solo una questione di età

Il calo del testosterone viene spesso liquidato come una conseguenza scontata dell’invecchiamento, ma questa lettura è imprecisa. La maggior parte degli uomini non sviluppa una vera andropausa. Più spesso i sintomi nascono dalla riduzione della quota di ormone biologicamente attivo.

Poiché oggi la vita biologica si è allungata, non è ragionevole considerare accettabile un calo di desiderio, energia e funzione sessuale in chi è ancora nel pieno dell’attività. Il testosterone incide su equilibri delicati, e i suoi sintomi si intrecciano con quelli di altre condizioni, dal diabete alle patologie tiroidee. Distinguere ciò che dipende davvero dall’ormone da ciò che ha altre cause è possibile solo con una valutazione medica accurata.

Domande frequenti

Il calo del testosterone dopo i 50 anni è inevitabile?

Un calo fisiologico di circa l’1% l’anno è normale, ma spesso i sintomi dipendono dal testosterone bloccato dalle proteine del sangue più che dall’andropausa. Non va considerato una condizione a cui rassegnarsi.

Il calo del testosterone causa disfunzione erettile?

Aumenta il rischio, ma è responsabile solo di una piccola parte dei casi di impotenza. Per questo va sempre accertato insieme agli altri fattori vascolari e nervosi.

Come si misura il testosterone?

Con un esame del sangue che dosa sia il testosterone totale sia quello libero, affiancato dalla valutazione di altri parametri endocrini.

A quale medico devo rivolgermi?

Al medico urologo perfezionato in andrologia, che può accertare la causa e impostare l’eventuale terapia sotto controllo.

Il primo passo è la visita andrologica

Il calo del testosterone è un sintomo con effetti su desiderio, peso ed erezione, ma dietro c’è una causa da accertare con esami precisi. Solo la visita andrologica, con il dosaggio dell’ormone, può dire se è davvero lui il responsabile. Da quella diagnosi dipende la cura corretta.

Puoi approfondire il tema nella pagina sul calo della libido, spesso collegato allo squilibrio ormonale, oppure in quella sulla disfunzione erettile. Per valutare il tuo caso, prenota una visita andrologica nella sede più vicina.

Dott. Massimo Capone

Chirurgo Andrologo Specialista in Urologia e perfezionato in Chirurgia Andrologica

Sono il Dott. Massimo Capone, urologo e chirurgo andrologo, e ricevo a Trieste, Udine, Treviso, Padova, Pavia e Milano. Se sei qui, forse convivi da tempo con un disturbo di cui parli malvolentieri: una difficoltà di erezione, un problema di fertilità, un cambiamento che ti preoccupa. Non c’è niente di cui vergognarsi, e non sei l’unico. Da oltre trent’anni mi occupo di salute sessuale maschile, e ho imparato che la parte più difficile è quasi sempre decidersi a prenotare. In visita ti ascolto prima di visitarti e ti spiego con calma le tue opzioni. Il resto lo affrontiamo insieme.