Non riesco ad avere un figlio

Non riuscire ad avere un figlio, quando gli esami della compagna sono normali, porta a indagare l'infertilità maschile. È spesso asintomatica e ha cause pre-testicolari, testicolari o post-testicolari, dal varicocele agli squilibri ormonali. Questa pagina spiega cos'è l'infertilità maschile, perché accade, come si diagnostica con lo spermiogramma e quali terapie, mediche e chirurgiche, esistono oggi.

Non riesco ad avere un figlio: le cause e cosa fare

State provando ad avere un bambino ma non arriva, anche se gli esami della tua compagna non mostrano nulla di anomalo? Se non riesci ad avere un figlio, il problema può riguardare la fertilità maschile, una condizione seria e più diffusa di quanto si creda. Il disagio non è inferiore a quello dell’infertilità femminile.

L’infertilità maschile pesa in circa il 20% dei casi di mancato concepimento come causa unica, ma è corresponsabile in circa il 50% delle situazioni di infertilità di coppia. La sofferenza è reale e può mettere a dura prova la relazione. La buona notizia è che l’andrologia moderna riesce a diagnosticare e trattare molte delle cause. In questa pagina trovi cos’è l’infertilità maschile, da cosa dipende, come si accerta e quali terapie sono oggi disponibili.

Cos’è l’infertilità maschile

Si parla di infertilità maschile quando un uomo non riesce ad avere figli con la compagna dopo due anni di rapporti non protetti. Il periodo scende a dodici mesi se la donna ha superato i 35 anni o se esistono altri fattori di rischio.

Attenzione a non confonderla con la sterilità, che è l’incapacità totale e permanente di procreare. L’infertilità è invece una riduzione della capacità riproduttiva, in quantità o qualità, tale da non garantire il concepimento. Si distingue inoltre tra infertilità primaria, quando l’uomo non ha mai indotto una gravidanza, e secondaria, quando ha già concepito in passato ma non riesce a ripetere l’evento. Sapere quale delle due sia in gioco orienta fin da subito la diagnosi, perché le cause differiscono.

Le tre origini del problema

Le cause dell’infertilità maschile si raggruppano in base al punto in cui il meccanismo si inceppa. Si distinguono tre tipologie, utili a indirizzare le indagini. Individuare quella giusta è decisivo per la riuscita della terapia.

  • Pre-testicolare: il problema è “a monte”. Il sistema nervoso centrale non invia ai testicoli i comandi ormonali corretti per produrre spermatozoi, spesso per un’insufficiente produzione di testosterone.
  • Testicolare: è la “fabbrica” a non funzionare. Patologie o malformazioni del testicolo, congenite o acquisite, riducono numero e qualità degli spermatozoi. Tra le cause acquisite: traumi, infezioni, esiti di chirurgia e soprattutto il varicocele.
  • Post-testicolare: il problema è “a valle”. Ostruzioni delle vie seminali, prostatiti, disfunzione erettile o la presenza di anticorpi antispermatozoi impediscono allo sperma di completare il percorso.

Il varicocele, la causa più frequente

Tra le cause testicolari, una merita un’attenzione particolare. Il varicocele è la condizione più comune all’origine dell’infertilità maschile. È spesso del tutto asintomatico.

Si tratta della dilatazione di una vena del testicolo che, aumentando la temperatura locale, provoca la morte degli spermatozoi. Molti uomini ne scoprono l’esistenza proprio durante le indagini sull’infertilità, senza aver mai avvertito alcun sintomo. È un buon esempio di come cercare la causa del mancato concepimento possa far emergere condizioni ignorate per anni.

Ci sono sintomi?

Nella maggior parte dei casi, l’infertilità maschile non dà alcun segnale. È quasi sempre asintomatica, e questo è uno dei motivi per cui viene scoperta tardi. Il mancato concepimento è spesso il primo e unico campanello d’allarme.

A parte casi eclatanti, legati ad esempio a un carcinoma del testicolo o a interventi urologici importanti, quasi tutti i pazienti scoprono di non essere fertili solo dopo ripetuti tentativi andati a vuoto con la partner. Per questo, quando un figlio non arriva e gli accertamenti della donna risultano nella norma, ha senso rivolgersi a un andrologo.

Perché non rimandare l’indagine

Il mancato arrivo di un figlio pesa sulla coppia, e non solo sul piano medico. La sofferenza per chi non riesce ad avere bambini è reale e tangibile. A volte incrina la relazione fino a metterla in crisi.

Per anni si è pensato all’infertilità come a un problema quasi esclusivamente femminile, e questo pregiudizio porta molti uomini a non farsi controllare. In realtà, quando gli accertamenti della compagna risultano nella norma, la spiegazione razionale del mancato concepimento va cercata sul versante maschile. Affrontare l’indagine per tempo non è un atto di sfiducia verso di sé, ma il modo più concreto per capire cosa non funziona e, spesso, per trovare una soluzione.

Come si diagnostica

La diagnosi non è semplice, perché le cause possibili sono molte. Tutto parte dalla visita andrologica e dall’anamnesi, spesso decisiva perché la radice del problema può emergere dalla storia clinica. Alla visita seguono esami mirati.

  1. Visita ed ecografia: valutazione dei genitali, con ecografia o EcoColorDoppler testicolare, utile a individuare un varicocele, ed eventuale ispezione rettale per la prostata.
  2. Spermiogramma: è l’esame di riferimento. Analizza il liquido seminale e valuta al microscopio morfologia, mobilità e vitalità degli spermatozoi.
  3. Esame ormonale: il dosaggio del testosterone libero e totale per confermare o escludere un ipogonadismo e delle gonadotropine ipofisarie LH e FSH.
  4. Test genetico: l’analisi della dotazione cromosomica, per individuare mutazioni all’origine di un’infertilità primitiva.

Quando nessun esame riesce a spiegare l’infertilità si parla di infertilità idiopatica, cioè senza causa nota. Non è un’eventualità rara: riguarda ancora circa il 30% dei casi.

Quali terapie esistono

La terapia consiste nel risolvere la causa, quando è nota. Se la causa è identificata, il trattamento può essere molto più efficace perché mirato. Quando invece resta ignota, si punta a mettere l’organismo nelle condizioni migliori per produrre spermatozoi di qualità.

Nei rari casi di ipogonadismo ipogonadotropo si ricorre a una terapia ormonale sotto controllo medico, per ripristinare la produzione spermatica. Se all’origine c’è un varicocele, la correzione chirurgica avviene con un piccolo intervento ambulatoriale mini-invasivo che, se ben eseguito, riporta i testicoli a una buona produzione in pochi mesi. Per gli spermatozoi poco mobili si utilizzano antiossidanti come le vitamine C ed E, carnitina, glutatione e coenzima Q10. Nei casi più complessi si valutano le tecniche di procreazione assistita: la FIVET, l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo e, in caso di azoospermia, il prelievo diretto dal testicolo con il metodo TESE.

Domande frequenti

Infertilità e sterilità sono la stessa cosa?

No. La sterilità è l’incapacità totale e permanente di procreare, l’infertilità è una ridotta capacità riproduttiva che, in molti casi, si può trattare.

L’infertilità maschile dà sintomi?

Quasi mai. Nella maggior parte dei casi è asintomatica e viene scoperta solo dopo il mancato concepimento. A volte le indagini fanno emergere un varicocele ignorato.

Qual è l’esame principale?

Lo spermiogramma, che analizza il liquido seminale e valuta morfologia, mobilità e vitalità degli spermatozoi. Spesso è affiancato da esame ormonale e test genetico.

A quale medico devo rivolgermi?

Al medico urologo perfezionato in andrologia, cioè l’andrologo, lo specialista dei problemi riproduttivi maschili.

Il primo passo è la visita andrologica

Non riuscire ad avere un figlio è un sintomo, e dietro c’è quasi sempre una causa da individuare: pre-testicolare, testicolare o post-testicolare. Solo la visita andrologica, con lo spermiogramma, può dire quale, e da quella diagnosi dipende la terapia giusta. Molte cause, a partire dal varicocele, sono oggi trattabili.

Puoi approfondire una delle cause più frequenti nella pagina sul varicocele, oppure partire dalla condizione clinica nella pagina sull’infertilità maschile. Per valutare il tuo caso, prenota una visita andrologica nella sede più vicina.

Dott. Massimo Capone

Chirurgo Andrologo Specialista in Urologia e perfezionato in Chirurgia Andrologica

Sono il Dott. Massimo Capone, urologo e chirurgo andrologo, e ricevo a Trieste, Udine, Treviso, Padova, Pavia e Milano. Se sei qui, forse convivi da tempo con un disturbo di cui parli malvolentieri: una difficoltà di erezione, un problema di fertilità, un cambiamento che ti preoccupa. Non c’è niente di cui vergognarsi, e non sei l’unico. Da oltre trent’anni mi occupo di salute sessuale maschile, e ho imparato che la parte più difficile è quasi sempre decidersi a prenotare. In visita ti ascolto prima di visitarti e ti spiego con calma le tue opzioni. Il resto lo affrontiamo insieme.