Chirurgia protesica e funzionale

La chirurgia protesica e funzionale interviene sulla disfunzione erettile grave, quella che non risponde né ai farmaci né alle onde d'urto. Comprende l'impianto di protesi peniena a volume costante o variabile, la chirurgia della disfunzione erettile e i percorsi funzionali collegati. Questa pagina spiega quando è indicata, come si svolge l'intervento, quali sono i tempi di recupero e cosa dicono i dati su durata e soddisfazione.

Chirurgia protesica e funzionale: quando la disfunzione erettile non risponde alle cura

La chirurgia protesica e funzionale è l’area della chirurgia andrologica che interviene quando la terapia medica ha esaurito le sue possibilità. Riguarda i pazienti con disfunzione erettile grave: quella cronica, che rende difficile o impossibile il rapporto nella quasi totalità dei casi e che non risponde né ai farmaci vasodilatatori né alla terapia rigenerativa con onde d’urto. Non è la prima opzione, ma per questi pazienti è quella che riapre una prospettiva.

Il caso più frequente è il danno irreversibile delle terminazioni nervose che comandano l’erezione, tipicamente dopo un intervento di prostatectomia. La chirurgia attuale non è in grado di ricostruire nervi rimossi o danneggiati da un trattamento oncologico: la strada percorribile è ripristinare la funzione per via meccanica. Questa pagina raccoglie i trattamenti compresi in quest’area, i criteri con cui vengono proposti e i dati disponibili su tempi, durata e risultati.

Cosa comprende la chirurgia protesica e funzionale

L’area riunisce gli interventi che restituiscono al pene una rigidità adeguata al rapporto. Tre percorsi distinti, che il chirurgo andrologo valuta caso per caso in base alla condizione clinica. La scelta non è mai standardizzata.

  • Impianto di protesi peniena: il trattamento di riferimento per la disfunzione erettile grave refrattaria a farmaci e onde d’urto.
  • Chirurgia della disfunzione erettile: la valutazione chirurgica complessiva del paziente, che parte dalla visita specialistica e dagli esami strumentali.
  • Terapia con onde d’urto: non chirurgica, ma spesso il passaggio che precede la decisione operatoria e in alcuni casi la rende evitabile.

Che cos’è la protesi peniena?

La protesi peniena è un dispositivo medico-chirurgico integrato nell’apparato genitale del paziente, con la funzione di ripristinare la rigidità del pene. È realizzata in materiali biocompatibili e, una volta impiantata, non è visibile né riconoscibile dall’esterno. Neppure dalla partner, se il paziente sceglie di non parlarne.

Un punto va chiarito prima di ogni altro: la protesi ripristina la rigidità adatta alla penetrazione, non modifica il desiderio, la sensibilità del pene né l’intensità dell’orgasmo. Non ne cambia forma e dimensione, salvo nei casi selezionati di malattia di La Peyronie o incurvamento congenito, dove ha anche una valenza correttiva sull’angolo del pene. Nei pazienti sottoposti a prostatectomia totale l’eiaculazione resta assente, perché legata alla legatura dei vasi deferenti, e la protesi non la ripristina.

Protesi a volume costante

È composta da due cilindri impiantati nei corpi cavernosi. Il pene mantiene uno stato di attivazione permanente, ma resta flessibile e si adatta comodamente all’interno degli indumenti intimi. Si attiva e si riporta a riposo con un gesto manuale rapido. Offre rigidità ottimale e affidabilità meccanica elevata, con una gestione quotidiana molto semplice.

Protesi a volume variabile

Funziona sul principio dei vasi comunicanti, simile al meccanismo naturale. Due cilindri estensibili collocati nei corpi cavernosi sono collegati a un serbatoio posto a lato della vescica e a una pompa nascosta nello scroto. Agendo sulla pompa il liquido riempie i cilindri e genera l’erezione; a fine rapporto i cilindri si svuotano. L’erezione risultante è pressoché indistinguibile da quella fisiologica, con ottima maneggevolezza del pene a riposo. La gestione è leggermente più articolata, ma si padroneggia in poco tempo.

Non esiste una tipologia migliore in assoluto: entrambe garantiscono risultati eccellenti, e la scelta spetta al chirurgo andrologo sulla base della condizione clinica del singolo paziente.

Quando è indicata la protesi peniena?

L’indicazione si pone quando la disfunzione erettile non è riducibile con alcuna terapia farmacologica o medica. La distribuzione delle cause nei pazienti che ricevono un impianto è documentata. Quattro condizioni coprono la quasi totalità dei casi.

  • Chirurgia per carcinoma prostatico: il 27% degli impianti.
  • Diabete mellito con angiopatia diabetica: il 20%.
  • Patologie vascolari: il 18%.
  • Malattia di La Peyronie: il 10%.

Come si svolge l’intervento

L’impianto è una procedura di alta chirurgia andrologica, che richiede un chirurgo con esperienza consolidata e un’equipe altrettanto specializzata. La durata è compresa tra 40 e 60 minuti, con anestesia spinale o generale secondo la valutazione dell’anestesista. L’accesso chirurgico è di dimensioni contenute e risulta sostanzialmente invisibile a guarigione avvenuta.

La dimissione avviene entro le 24 ore successive, di norma dopo una notte di degenza. Il rientro a un lavoro d’ufficio è possibile dopo qualche giorno. La riabilitazione sessuale procede gradualmente e senza dolore: l’attività sessuale riprende dopo circa cinque settimane, e intorno alla terza settimana il paziente viene istruito sull’uso del dispositivo.

Durata, rischi e risultati

Le protesi attuali sono costruite per durare: più dell’80% degli impianti risulta perfettamente funzionante a dieci anni dall’intervento, senza necessità di revisione chirurgica. Il dato è tra i più solidi della chirurgia protesica.

I materiali biocompatibili escludono il rigetto. Il rischio di infezione post-operatoria, presente in qualunque intervento chirurgico, si mantiene inferiore all’1% grazie alla profilassi antibiotica, all’asepsi in fase operatoria e ai materiali di ultima generazione. Sul fronte dei risultati, la soddisfazione del paziente e della partner è generalmente superiore al 90%, in percentuale più alta di qualunque altra terapia per la disfunzione erettile.

Domande frequenti

La protesi peniena si vede dall’esterno?

No. Entrambe le tipologie sono completamente integrate nelle strutture genitali e non sono percepibili all’esterno né riconoscibili dalla partner.

L’intervento è doloroso?

È una procedura rapida, eseguita in anestesia spinale o generale, con dimissione entro 24 ore e recupero graduale privo di dolore nelle settimane successive.

Cambia la sensibilità o il piacere sessuale?

No. La protesi ripristina la rigidità adatta alla penetrazione. Sensibilità del pene, intensità dell’orgasmo e desiderio restano invariati.

Quando devo prendere in considerazione la chirurgia?

Quando la disfunzione erettile non risponde né alla terapia farmacologica né alle onde d’urto. La valutazione spetta al chirurgo andrologo dopo la visita specialistica.

Tutto parte dalla visita specialistica

La chirurgia protesica e funzionale non è un punto di partenza, ma l’esito di un percorso: prima la diagnosi, poi le terapie mediche, e solo quando queste non danno risultato l’ipotesi chirurgica. È durante la visita andrologica che il chirurgo accerta la reale causa della disfunzione erettile e stabilisce se l’impianto è la strada giusta per quel paziente. L’impegno di un intervento va giustificato dai benefici concreti che può portare.

Il Dott. Massimo Capone è chirurgo andrologo con oltre trent’anni di esperienza in urologia e chirurgia andrologica, tra i primi medici in Italia a utilizzare le protesi peniene. Riceve a Trieste, Cervignano del Friuli, Carbonera, Pozzonovo, Pavia e Milano. Per inquadrare la condizione clinica puoi leggere la pagina sulla disfunzione erettile, oppure partire dal sintomo con non riesco ad avere un’erezione. Per valutare il tuo caso, prenota una visita andrologica nella sede più vicina.

Dott. Massimo Capone

Chirurgo Andrologo Specialista in Urologia e perfezionato in Chirurgia Andrologica

Sono il Dott. Massimo Capone, urologo e chirurgo andrologo, e ricevo a Trieste, Udine, Treviso, Padova, Pavia e Milano. Se sei qui, forse convivi da tempo con un disturbo di cui parli malvolentieri: una difficoltà di erezione, un problema di fertilità, un cambiamento che ti preoccupa. Non c’è niente di cui vergognarsi, e non sei l’unico. Da oltre trent’anni mi occupo di salute sessuale maschile, e ho imparato che la parte più difficile è quasi sempre decidersi a prenotare. In visita ti ascolto prima di visitarti e ti spiego con calma le tue opzioni. Il resto lo affrontiamo insieme.