Dott. Massimo Capone
Domande frequenti sulla visita andrologica
Medico Chirurgo Specialista in Urologia

Domande & Risposte
Ho raccolto qui le domande frequenti che i pazienti mi fanno più spesso, di persona o al telefono prima di prenotare. Quasi sempre sono le stesse quattro o cinque, ripetute con parole diverse.
Rispondo io direttamente, senza formule di circostanza. Se cerchi invece il mio percorso professionale nel dettaglio, lo trovi nella pagina Dott. Massimo Capone. Se la tua domanda non è in elenco, chiamami: la segreteria della sede più vicina raccoglie le richieste e ti richiama.
- All
- Andropausa, calo della libido e testosterone
- Balanite e balanopostite
- Carcinoma del pene
- Cisti scrotale (spermatocele) e idrocele
- Disfunzione erettile
- Eiaculazione precoce
- Emospermia (sangue nello sperma)
- Falloplastica e dismorfofobia peniena
- Fimosi, prepuzio e circoncisione
- Incurvamento congenito del pene
- Infertilità maschile
- Infezioni sessualmente trasmesse
- Malattia di La Peyronie
- Patologie del testicolo
- Prostata, prostatectomia e riabilitazione sessuale
- Protesi peniena
- Terapie per la disfunzione erettile
- Varicocele
- Vasectomia
- Visita
No, in nessun modo. La vasectomia offre solo una contraccezione ad altissima efficacia, ma non protegge da alcuna infezione sessualmente trasmessa: per quello restano necessarie le comuni precauzioni.
Va considerata permanente. Esistono interventi di micro-chirurgia per tentare di ricongiungere i dotti, ma non sono sempre efficaci: per questo la scelta va fatta solo dopo un’attenta riflessione, con pieno consenso informato.
No. La vasectomia non tocca la produzione ormonale né la sfera sessuale: erezione, desiderio, orgasmo ed eiaculazione restano invariati. Gli spermatozoi sono una minima parte del liquido seminale, non percepibile a occhio.
La vasectomia è un piccolo intervento di sterilizzazione maschile che seziona i dotti deferenti, impedendo agli spermatozoi di raggiungere il liquido seminale. È mini-invasiva, si esegue in ambulatorio in anestesia locale ed è indolore.
È sconsigliata, e può essere dannosa, quando la richiesta nasce da insicurezze o da una dismorfofobia peniena in un uomo con dimensioni normali. In questi casi il percorso corretto è prima psicologico: la chirurgia non risolve un problema che non è anatomico.
Se vuoi sapere quando è davvero giusto ricorrere a un intervento chirurgico, puoi leggere l’articolo sulla falloplastica.
La dismorfofobia peniena, o «complesso del pene piccolo», è una condizione psicologica in cui l’uomo percepisce come inadeguate dimensioni in realtà normali. È un disturbo della sfera psicologica, che va affrontato con un supporto adeguato, non con la chirurgia.
Chiedere chiarimenti sulla propria salute è sempre una scelta responsabile. Scopri maggiori informazioni nell’approfondimento dedicato alla dismorfofobia peniena.
Dal punto di vista scientifico non esiste una correlazione diretta tra dimensioni del pene e qualità dei rapporti o soddisfazione del partner. La sessualità coinvolge aspetti fisici, emotivi e relazionali che vanno ben oltre l’anatomia.
La falloplastica raccoglie diverse procedure di chirurgia plastica genitale finalizzate a modificare le dimensioni o la forma del pene. È un intervento di alta specializzazione, con indicazioni precise e limitate.
Puoi approfondire l’argomento all’articolo sulla falloplastica.
Non esiste uno screening dedicato, ma poiché una parte dei casi è legata all’HPV, la vaccinazione anti-Papilloma virus è una forma di prevenzione. Restano importanti l’igiene e i controlli in presenza di lesioni sospette.
Molto raro: in Italia si contano circa 500 nuovi casi l’anno su una popolazione di milioni di uomini. Questo dato deve rassicurare, ma non deve far rimandare i controlli né una visita in presenza di sintomi iniziali.
Il carcinoma del pene è un tumore raro che origina dalla degenerazione delle cellule dei tessuti del pene, spesso della cute. I primi segni possono essere sfumati: macchie biancastre o rossastre sul glande o all’interno del prepuzio, da non ignorare.
Ogni dubbio è legittimo, soprattutto quando riguarda la salute intima. Nell’articolo sul carcinoma del pene puoi trovare risposte chiare e approfondite.
Il segno principale è un nodulo palpabile nello scroto, a volte accompagnato da gonfiore o senso di peso del testicolo. Proprio perché il sintomo è spesso l’unico, l’autopalpazione regolare è così importante.
Conoscere i sintomi e le cause può aiutarti a intraprendere il percorso migliore. Puoi approfondire il tema leggendo l’articolo sul carcinoma del testicolo.
Non è del tutto prevenibile, ma l’arma più efficace è l’autopalpazione periodica, da imparare fin dall’adolescenza. Al primo nodulo sospetto va fatta subito una valutazione: parlane con il tuo medico o prenota una visita.
Il carcinoma del testicolo è un tumore raro ma tipico dei giovani, tra i 15 e i 35 anni. Nella grande maggioranza dei casi origina dalle cellule che producono gli spermatozoi. Diagnosticato per tempo, ha in genere una prognosi favorevole.
Comprendere ciò che sta accadendo è il modo migliore per evitare preoccupazioni inutili. Puoi approfondire l’argomento leggendo l’articolo sul carcinoma del testicolo.
È una piccola formazione benigna della pelle dello scroto, di solito di origine traumatica, che appare come una «pallina» mobile e morbida al tatto. Quando dà fastidio si asporta con un piccolo intervento ambulatoriale in anestesia locale.
L’orchite è l’infiammazione del testicolo, spesso di origine virale. I sintomi possono somigliare a quelli della torsione testicolare: proprio per questo la diagnosi va fatta con urgenza, con visita ed eco-color doppler, per escludere la torsione.
La torsione testicolare è la rotazione del testicolo sul suo peduncolo, che interrompe l’afflusso di sangue. È un’urgenza: si manifesta con dolore violento e improvviso e va trattata il prima possibile, perché le probabilità di salvare il testicolo diminuiscono con il passare delle ore. In caso di dolore acuto, recati subito in Pronto Soccorso.
Nella quasi totalità dei casi no: a differenza del sangue nelle urine, l’emospermia è di solito benigna e tende a risolversi spontaneamente. Una visita andrologica serve soprattutto a rassicurare e a escludere cause meno comuni. Se il disturbo persiste, parlane con il tuo medico.
L’emospermia è la presenza di tracce di sangue nell’eiaculato. Spesso spaventa molto, ma nella grande maggioranza dei casi è una condizione benigna, legata a piccole lesioni della prostata o delle vescicole seminali.
Alcuni tipi di HPV sono ad alto rischio oncologico: la loro permanenza nelle cellule può indurre, nel lungo periodo, alterazioni che favoriscono la degenerazione tumorale. La vaccinazione anti-HPV è la principale forma di prevenzione.
La gonorrea (o «scolo») è un’infezione batterica a trasmissione sessuale, molto diffusa, causata dalla Neisseria gonorrhoeae. Si tratta con antibiotici mirati; presa per tempo, la prognosi è generalmente favorevole. In Italia la diagnosi va segnalata all’igiene pubblica, tutelando la privacy del paziente.
Sì. La recidiva è sempre possibile, perché può bastare una singola cellula infetta non visibile a occhio nudo per far ricomparire le lesioni, anche a distanza di mesi o anni. Per questo sono utili i controlli e il coinvolgimento del partner.
Non esiste ancora una terapia antivirale specifica contro l’HPV: l’eradicazione del virus è affidata al sistema immunitario. I condilomi visibili si rimuovono comunque, con tecniche mediche o chirurgiche, perché contengono grandi quantità di virus.
Per saperne di più, consulta l’articolo sulla condilomatosi genitale.
L’HPV (Papilloma virus umano) è un virus molto diffuso che si trasmette per contatto pelle-mucosa, soprattutto nei rapporti. I condilomi sono le verruche genitali, il segno visibile di un’infezione da HPV; nella maggior parte dei casi, però, l’infezione è asintomatica e si risolve da sola.
Trovi più informazioni specifiche nell’articolo infezioni sessualmente trasmesse.
Le infezioni sessualmente trasmesse (IST) sono patologie causate da agenti patogeni che si diffondono principalmente o esclusivamente attraverso i rapporti sessuali, di ogni tipo. Sono tra le infezioni più comuni al mondo e in aumento negli ultimi anni.
Molti disturbi andrologici sono più comuni di quanto si possa pensare e possono essere valutati con discrezione. Per saperne di più, consulta l’approfondimento sulle infezioni sessualmente trasmesse.
Quando la causa è nota, la terapia è il trattamento di quella causa. Quando non è identificabile, l’approccio è mirato a mettere l’organismo nelle migliori condizioni per produrre spermatozoi di qualità.
Si parte dalla visita andrologica, con grande attenzione all’anamnesi, e dallo spermiogramma, cioè l’analisi del liquido seminale. A questi si aggiungono, quando servono, esami ormonali, ecografici e talvolta genetici.
Nella maggior parte dei casi no: è del tutto silente, e spesso si scopre solo per il mancato concepimento. Fanno eccezione condizioni come il varicocele o alcune infezioni, che possono dare segni propri.
Per orientarti meglio tra sintomi, diagnosi e trattamenti, consulta l’articolo sull’infertilità maschile. Se invece vuoi avere più informazioni sul varicocele, puoi trovarle qui.
Si parla di infertilità maschile quando una coppia non riesce ad avere figli dopo un periodo prolungato di rapporti non protetti (convenzionalmente 12-24 mesi) per un fattore legato all’uomo. È responsabile di circa un caso su cinque di infertilità di coppia.
Il trattamento si valuta solo quando i sintomi riducono davvero la qualità di vita. Dopo aver misurato i livelli di testosterone in visita, l’obiettivo è ripristinare desiderio e benessere generale, sempre sotto controllo medico.
L’ipogonadismo è un calo marcato della produzione di testosterone. Raramente è congenito; più spesso è acquisito nella vita adulta e può influire su desiderio, funzione sessuale, umore, muscoli e ossa.
Prendersi cura della propria salute intima significa anche ascoltare i segnali del corpo. Approfondisci il tema nell’articolo sul calo del testosterone.
Il calo della libido, o desiderio sessuale ipoattivo, è la riduzione marcata dell’interesse per il rapporto sessuale. È un sintomo, non una malattia in sé, e nella maggior parte dei casi ha origini psicologiche: stress, routine, ansia, insoddisfazione di coppia.
La presenza di questa condizione non deve generare imbarazzo o preoccupazioni premature. Per comprenderne meglio le possibili origini, leggi l’articolo sul calo del desiderio nell’uomo.
No. Il testosterone cala fisiologicamente con l’età (indicativamente circa l’1% l’anno dopo i 50), ma solo una parte degli uomini sviluppa sintomi veri e propri. C’è grande variabilità individuale nell’inizio e nell’intensità.
L’andropausa è il calo graduale del testosterone che, a partire dai 40-50 anni, può accompagnarsi a riduzione del desiderio, stanchezza, calo della massa muscolare e sbalzi d’umore. A differenza della menopausa femminile, avanza lentamente e non ha un inizio netto.
La terapia dipende dalla causa e richiede spesso un approccio multidisciplinare. Poiché fattori organici e psicologici tendono ad alimentarsi a vicenda, il primo passo è una diagnosi accurata che individui la radice del problema.
Le cause sono spesso miste, psicologiche e organiche. A lungo è stata considerata un problema solo psicologico, ma l’andrologia moderna riconosce anche componenti biologiche. Fattori psicologici radicati nell’adolescenza sono tra i più frequenti.
Puoi approfondire i principali fattori coinvolti nell’articolo dedicato all’eiaculazione precoce.
L’eiaculazione precoce è la difficoltà a controllare l’eiaculazione, che avviene troppo rapidamente rispetto a quanto desiderato. È la disfunzione sessuale maschile più comune, e la sua definizione ha una componente soggettiva.
Puoi approfondire l’argomento qui.
La dimissione è in genere in giornata. Il lavoro sedentario si può riprendere dopo circa 24 ore, mentre per sforzi, attività fisica e rapporti è consigliabile attendere circa 2-3 settimane, il tempo di guarigione della piccola ferita.
Il varicocele asintomatico non richiede terapia. Quando è sintomatico o è causa di infertilità, si tratta come le vene varicose delle gambe, eliminando la vena malata (in genere con scleroterapia). È un intervento mini-invasivo, in anestesia locale o spinale.
Perché il ristagno di sangue aumenta la temperatura del testicolo e può alterare la produzione degli spermatozoi. Per questo il varicocele associato a infertilità va corretto, anche quando non dà dolore.
Nella maggior parte dei casi il varicocele è asintomatico. Quando dà sintomi, si tratta di senso di peso, fastidio o dolore alla zona testicolare, di solito accentuati dallo sforzo o dallo stare a lungo in piedi.
Il varicocele è la dilatazione delle vene che drenano il sangue dal testicolo (il plesso pampiniforme), una sorta di varice testicolare. È una manifestazione della più ampia insufficienza venosa cronica, con una componente ereditaria.
Una maggiore conoscenza del problema aiuta spesso a ridimensionare le preoccupazioni e a capire quando rivolgersi allo specialista. Approfondisci il varicocele nell’articolo dedicato.
L’idrocele è un accumulo di liquido tra il testicolo e la membrana che lo avvolge, che gonfia lo scroto. Si opera quando il volume interferisce con le attività quotidiane; in alternativa, in casi selezionati, si ricorre ad aspirazione e scleroterapia.
Sì, la recidiva è possibile: proprio per questo l’intervento è riservato ai soli casi sintomatici, dove la rimozione è indispensabile per la qualità di vita. È un’operazione delicata, che va eseguita da un chirurgo esperto per proteggere l’epididimo.
Solo quando diventa sintomatica, cioè cresce fino a dare fastidio, pesantezza o dolore. La cisti piccola e asintomatica non richiede alcun trattamento. L’unica terapia, quando serve, è l’asportazione chirurgica.
No. È una formazione benigna, non tumorale, che non compromette le prestazioni sessuali né la fertilità. Spesso viene scambiata per un tumore, ma è tutt’altra cosa: nel dubbio, però, una formazione al testicolo va sempre fatta valutare.
La cisti scrotale, o spermatocele, è una formazione benigna che origina dall’epididimo, contenente liquido e spermatozoi. È comune nell’adulto e nella maggior parte dei casi resta silente, senza dare disturbi.
Per orientarti meglio tra sintomi, diagnosi e trattamenti, prosegui la lettura con gli articoli dedicati a cisti scrotale e idrocele e cisti scrotale e idrocele del testicolo.
La cura dipende dalla causa: l’obiettivo è eliminare il fattore che ha scatenato l’infiammazione, non solo attenuarne i sintomi. Per questo è importante una diagnosi corretta prima di iniziare qualsiasi trattamento.
I sintomi sono quelli tipici dell’infiammazione: arrossamento, gonfiore, bruciore, prurito del glande e, a volte, secrezioni. Quando c’è un’infezione conclamata i sintomi si accentuano.
In genere da un’aggressione batterica o fungina del glande, favorita da un’alterazione della naturale barriera protettiva della pelle. Va sempre considerata il segnale di un problema a monte, che è quello da individuare e trattare.
La balanite è l’infiammazione del glande; quando coinvolge anche il prepuzio si parla di balanopostite. È un disturbo molto comune, in particolare nella popolazione non circoncisa.
Sì, e in Italia spesso l’indicazione arriva proprio in età adulta, per risolvere fimosi trascurate, balanopostiti ricorrenti o lesioni del prepuzio. Può essere scelta anche per motivi igienici, se desiderata.
Potrebbe essere utile anche l’approfondimento sulla fimosi.
No. La circoncisione si esegue in anestesia locale, quindi senza dolore durante l’intervento. Nel bambino si aggiunge una sedazione. È un intervento ambulatoriale con dimissione in giornata.
La circoncisione è l’asportazione chirurgica del prepuzio. In Italia è per lo più un atto terapeutico o profilattico, indicato per fimosi, parafimosi, balanopostiti ricorrenti o per rimuovere condilomi del prepuzio. È sempre un atto medico.
Ogni situazione è diversa e merita di essere affrontata senza imbarazzo. Puoi approfondire il tema nell’articolo dedicato alla circoncisione.
La fimosi congenita non sintomatica non richiede terapia. Quando invece dà sintomi, la soluzione risolutiva è la circoncisione, cioè l’asportazione del prepuzio. La decisione va presa dopo una valutazione clinica.
No. Nel bambino piccolo un prepuzio ristretto è spesso fisiologico e tende a risolversi da solo entro l’adolescenza. Diventa un problema quando è serrata o dà sintomi: infiammazioni ricorrenti, difficoltà nell’igiene, nei rapporti o nella minzione.
La fimosi è un restringimento anomalo del prepuzio, la pelle che ricopre il glande. Può essere congenita, presente dalla nascita, oppure acquisita nel corso della vita.
La protesi diventa un’opzione quando la riabilitazione farmacologica non è efficace e il danno nervoso è permanente. In questi casi è la sola strada per recuperare in modo stabile una vita sessuale penetrativa.
È un percorso farmacologico e psicologico, da iniziare precocemente dopo l’intervento, che punta a favorire il recupero della funzione erettile migliorando l’ossigenazione dei corpi cavernosi. I risultati variano molto da paziente a paziente.
La prostatectomia «nerve sparing» («salva nervi») è la tecnica che cerca di preservare il più possibile le delicate terminazioni nervose attorno alla prostata, fondamentali per l’erezione. Ha migliorato molto le probabilità di recupero della funzione sessuale, ma non le garantisce in ogni caso.
Perché la prostata è circondata dai nervi che controllano l’erezione. Nonostante le tecniche moderne, l’intervento può danneggiarli e compromettere il meccanismo erettile. È una delle complicanze più temute, ma non è sempre irreversibile.
Per comprendere meglio l’argomento, potrebbe essere utile l’approfondimento sulla disfunzione erettile.
La prostatectomia è l’asportazione chirurgica della prostata, indicata soprattutto nel carcinoma prostatico confinato alla ghiandola. Insieme alla prostata si rimuovono di norma le vescicole seminali e le stazioni linfonodali interessate.
No. La corporoplastica non è una falloplastica: il suo unico scopo è ottenere un’erezione dritta e adatta alla penetrazione. Con la tecnica di plicatura la lunghezza può anzi ridursi leggermente, in misura calcolabile in base al lato più corto della curvatura.
Se vuoi approfondire il tema della falloplastica puoi leggere l’articolo dedicato.
La corporoplastica è l’intervento di chirurgia plastica genitale che raddrizza l’asta del pene, riequilibrando la lunghezza dei corpi cavernosi. È un intervento di alta specializzazione, eseguito in sala operatoria da un’equipe esperta.
La chirurgia si propone solo quando la curvatura rende difficile o impossibile la penetrazione, o crea un disagio funzionale e psicologico importante. Le curvature lievi che non ostacolano i rapporti non richiedono alcun intervento.
Se stai cercando informazioni più specifiche, consulta anche l’articolo sulla correzione dell’incurvamento congenito del pene.
L’incurvamento congenito è presente fin dalla nascita e dipende da un’asimmetria dei corpi cavernosi; quello della malattia di La Peyronie è acquisito nella vita adulta ed è dovuto a placche cicatriziali. Distinguerli in visita è essenziale, perché l’approccio è diverso.
Per comprendere meglio la differenza, puoi consultare L’articolo dedicato alle cause del pene storto o ricurvo.
È una curvatura del pene in erezione presente fin dalla nascita, dovuta a uno sviluppo asimmetrico dei corpi cavernosi. Non è una malattia in senso stretto, ma una malformazione: diventa un problema quando ostacola i rapporti.
Informarsi aiuta a riconoscere i segnali e a rivolgersi allo specialista con maggiore consapevolezza. Leggi l’articolo dedicato all’incurvamento congenito del pene.
Nella fase attiva si usano trattamenti conservativi, utili soprattutto a contenere il dolore. Quando la curvatura si stabilizza e rende difficile o impossibile la penetrazione, l’opzione risolutiva è la correzione chirurgica (corporoplastica). La scelta dipende dal grado di incurvamento e dal disagio funzionale.
Più informazioni utili sono disponibile nell’approfondimento sulla correzione chirurgica.
Serve una visita andrologica con ecografia peniena ed eco-color doppler dinamico. In anamnesi è fondamentale ricostruire quando è iniziata la deformazione, la presenza di dolore e l’eventuale progressione, per distinguerla con certezza dall’incurvamento congenito.
Ha due fasi. Nella fase attiva o infiammatoria, che può durare dai 6 ai 18 mesi, prevalgono il dolore in erezione e la comparsa progressiva della curvatura; nella fase cronica il quadro si stabilizza. Può associarsi difficoltà all’erezione.
All’origine c’è in genere un microtrauma dei corpi cavernosi che innesca un processo infiammatorio e la formazione di placche fibrotiche. Esiste anche una predisposizione individuale ai processi di fibrosi. Non sempre il paziente ricorda un trauma specifico.
La malattia di La Peyronie è la formazione di tessuto cicatriziale (placche fibrose) nei corpi cavernosi, che provoca un incurvamento acquisito del pene. A differenza dell’incurvamento congenito, compare nel corso della vita adulta e spesso si accompagna, nella fase iniziale, a dolore.
Parlare di salute andrologica è importante e non dovrebbe creare disagio. Per saperne di più, consulta l’articolo sulla malattia di La Peyronie.
Le protesi moderne sono progettate per essere invisibili dall’esterno e integrate nell’apparato genitale, quindi il paziente può anche non farne parola. Sono costruite in materiali biocompatibili e il rischio di infezione è statisticamente basso; ne parlo sempre in dettaglio nel colloquio pre-operatorio.
No. La protesi ripristina solo la capacità di erezione utile alla penetrazione. La sensibilità del pene, l’intensità dell’orgasmo e l’eiaculazione restano invariati rispetto a prima dell’intervento.
È un intervento di alta chirurgia andrologica, eseguito in anestesia spinale o generale, della durata media di 40-60 minuti. Il ritorno all’attività sessuale avviene in genere dopo circa 5-6 settimane, seguendo le indicazioni post-operatorie.
Per una panoramica più completa, puoi leggere l’articolo dedicato.
Esistono due tipologie: le protesi a volume costante e quelle a volume variabile (idrauliche). Nessuna è migliore in assoluto: entrambe sono in materiali biocompatibili e affidabili, e la scelta dipende dalla condizione clinica del singolo paziente.
Maggiori informazioni sono disponibili nell’approfondimento su chirurgia protesica e funzionale.
È indicata nei casi gravi di disfunzione erettile che non rispondono alla terapia farmacologica o fisica. Una quota importante degli impianti riguarda pazienti che, dopo una prostatectomia, hanno subito un danno nervoso non recuperabile con altre terapie. L’indicazione la pongo solo dopo aver chiarito l’origine del problema.
La protesi peniena è un dispositivo impiantato chirurgicamente nei corpi cavernosi, che ripristina la rigidità del pene quando l’erezione naturale non è più possibile. È indicata nella disfunzione erettile grave che non risponde ai farmaci né alle onde d’urto, e in casi selezionati di incurvamento associato a disfunzione erettile.
Conoscere meglio il problema è il primo passo per affrontarlo con maggiore serenità. Puoi approfondire l’argomento nell’articolo dedicato alla protesi peniena.
È una terapia di seconda linea per chi non risponde ai farmaci orali o ha controindicazioni. Prevede un’iniezione del farmaco direttamente nei corpi cavernosi, con un ago sottilissimo simile a quello dell’insulina. Va impostata e verificata dallo specialista.
I farmaci orali per l’erezione (gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, come sildenafil, tadalafil, vardenafil e avanafil) migliorano l’afflusso di sangue ai corpi cavernosi bloccando l’enzima che «spegne» l’erezione. Sono una terapia sintomatica e vanno sempre assunti sotto controllo medico.
Le onde d’urto a bassa intensità stimolano la rigenerazione dei vasi dei corpi cavernosi, agendo sulla causa vascolare e non solo sul sintomo. Si applicano in ambulatorio, in sedute di circa 20-30 minuti, senza dolore. Gli studi clinici riportano un beneficio soprattutto nelle forme lievi-moderate di origine vascolare.
Non esiste un’unica terapia: dipende dalla causa. Poiché la disfunzione erettile è un sintomo, la strada corretta è individuare e trattare il problema a monte, scegliendo di volta in volta tra terapia farmacologica, terapia rigenerativa con onde d’urto e, nei casi gravi non responsivi, la chirurgia protesica.
Per conoscere gli altri segnali da non sottovalutare, consulti l’approfondimento sulla disfunzione erettile.
Sì. In una parte dei pazienti la difficoltà di erezione è uno dei primi segnali del diabete mellito o di una sofferenza vascolare. Per questo non va rimandata: può aiutare a portare in luce una condizione più ampia che merita di essere valutata. Rivolgiti al tuo medico se hai altri sintomi generali.
Una valutazione andrologica permette di analizzare il problema nel contesto della storia clinica personale. Scopri di più negli articoli dedicati al diabete e alla disfunzione erettile
Si definisce grave quando non risponde né alla terapia farmacologica né a quella rigenerativa con onde d’urto. In genere dipende da un deficit vascolare ormai irreversibile (ad esempio dopo anni di diabete) o da un danno nervoso permanente, come può accadere dopo una prostatectomia.
Quella organica dipende da una causa fisica (vascolare, nervosa, ormonale, metabolica); quella psicologica nasce da blocchi emotivi, ansia o traumi, senza alterazioni fisiche di base. Distinguere le due forme è il primo obiettivo della visita, perché la terapia cambia radicalmente a seconda dell’origine.
Le cause si dividono in organiche e psicologiche, e spesso si sommano. Tra le cause organiche più comuni ci sono le malattie vascolari, il diabete, gli squilibri ormonali e i danni nervosi post-chirurgici; nei più giovani prevale spesso la componente psicologica, legata ad ansia da prestazione, stress o traumi.
La disfunzione erettile è l’incapacità di ottenere o mantenere un’erezione sufficiente a un rapporto soddisfacente. Non è una malattia in sé, ma un sintomo: indica un problema a monte, che può essere vascolare, neurologico, ormonale, farmacologico o psicologico. Il vecchio termine «impotenza» è ormai in disuso.
Per approfondire l’argomento leggi l’articolo Disfunzione Erettile
Sì. Tutto ciò che dici in visita è coperto dal segreto professionale, che vincola il medico per legge e per codice deontologico. Nessuna informazione viene comunicata a familiari, partner o datori di lavoro senza il tuo consenso.
Quando servono, eseguo in ambulatorio l’ecografia peniena basale, l’eco-color doppler dinamico del pene, l’eco-color doppler scrotale e l’ecografia renale, vescicale o prostatica. Per i disturbi dell’erezione uso anche il questionario validato IIEF-5.
Gli esami del sangue recenti, eventuali referti di ecografie o visite precedenti e l’elenco dei farmaci che assumi con regolarità, comprese le terapie per pressione, colesterolo o diabete. Molti farmaci comuni incidono sulla funzione sessuale.
Non è dolorosa. L’imbarazzo è una reazione comune e comprensibile, ma il medico è lì per aiutarti: nulla di quello che racconti o mostri in visita è nuovo per chi fa questo lavoro da trent’anni.
In quattro fasi: anamnesi, esame clinico, eventuali esami strumentali, conclusioni. L’anamnesi è la parte a cui dedico più tempo, perché il racconto della tua storia contiene la radice del problema più spesso di qualsiasi macchinario.
L’età non protegge dalla disfunzione erettile, che negli uomini giovani ha spesso una componente psicologica o legata allo stile di vita. Rimandare peggiora il quadro: leggi la pagina sulla disfunzione erettile e poi prenota una valutazione.
Entrambi: l’andrologo è un urologo, quindi valuta anche la prostata. Durante la visita, quando il quadro clinico lo richiede, eseguo l’esplorazione rettale e l’ecografia prostatica trans-rettale direttamente in ambulatorio.
Sì, almeno una. Da quando è finita la leva obbligatoria è sparito l’unico controllo andrologico di massa che avevamo in Italia, e alcune condizioni facilmente correggibili da ragazzi diventano problemi seri se scoperte a quarant’anni.
Dall’adolescenza, per verificare il regolare sviluppo uro-genitale ed escludere fimosi, criptorchidismo o varicocele. Nell’adulto è indicata ogni volta che compaiono sintomi o disagio nella sfera sessuale.
Quando compare un sintomo o un disagio nella sfera sessuale o uro-genitale che dura da più di qualche settimana: difficoltà di erezione, eiaculazione troppo rapida, calo del desiderio, dolore o gonfiore ai testicoli, difficoltà ad avere figli, cambiamenti nella forma del pene.
Mi sono laureato con lode a Siena e specializzato con lode in Urologia a Trieste nel 1993. Ho diretto per circa vent’anni l’ambulatorio di andrologia dell’ospedale di Gorizia e mi sono perfezionato in chirurgia protesica peniena negli Stati Uniti, all’Our Lady of Lourdes Hospital di Lafayette.
L’urologo cura le patologie dell’apparato uro-genitale di uomini e donne. L’andrologo è un urologo che si è perfezionato sulle condizioni esclusivamente maschili, soprattutto sessualità e fertilità. In pratica, l’andrologo è l’equivalente maschile del ginecologo.
Sono Medico Chirurgo Specialista in Urologia, perfezionato in andrologia nel corso di oltre trent’anni di professione. In Italia l’andrologia non ha una Scuola di Specializzazione riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione: per legge nessun medico può definirsi «specialista in andrologia».
Sono un Medico Chirurgo Specialista in Urologia, perfezionato in chirurgia andrologica e nella chirurgia plastica e ricostruttiva dei genitali maschili. Mi occupo di salute sessuale e riproduttiva maschile da oltre trent’anni e ricevo in sei studi tra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia.

